La prevenzione dell’HIV ha raggiunto traguardi importanti grazie all’introduzione della PrEP (Profilassi Pre-Esposizione) e della PEP (Profilassi Post-Esposizione). Tuttavia, accanto ai successi scientifici, sono emerse nuove sfide: una parte di giovani MSM (uomini che fanno sesso con uomini) sembra minimizzare i rischi legati all’infezione, alimentando pericolose convinzioni.
PrEP e PEP: strumenti fondamentali nella prevenzione
La PrEP consiste nell’assunzione quotidiana o intermittente di farmaci antiretrovirali da parte di persone HIV-negative, per impedire l’infezione. La sua efficacia nella prevenzione dell’HIV supera il 99% se assunta correttamente (WHO, Consolidated HIV Guidelines, 2022).
La PEP, invece, è una terapia d’emergenza da iniziare entro 72 ore, ma preferibilmente entro le prime 2 ore da una possibile esposizione al virus e da continuare per 28 giorni.
Se avviata tempestivamente e seguita correttamente, la PEP può impedire che l’HIV si stabilisca nell’organismo, evitando la sieroconversione e mantenendo la persona sieronegativa (CDC, PEP Basics, 2023).
Non “uccide” direttamente il virus già integrato, ma agisce bloccando la replicazione precoce, prima che l’infezione diventi permanente.
La falsa convinzione: meglio essere positivi?
Tra alcuni giovani MSM è emersa una distorsione rischiosa: l’idea che contrarre volontariamente l’HIV possa essere più “comodo” che seguire la PrEP.
Questa convinzione è profondamente sbagliata, per diverse ragioni:
La terapia ART (Terapia AntiRetrovirale) non è una soluzione semplice: richiede aderenza rigorosa per tutta la vita, senza pause, con controlli frequenti e potenziali effetti collaterali.
Essere HIV-positivi cambia la qualità della vita: anche con carica virale soppressa, permangono rischi di comorbilità (problemi cardiovascolari, renali, neurologici), invecchiamento precoce e stress psicologico legato allo stigma.
La libertà sessuale non è totale: sebbene U=U (Undetectable = Untransmittable) significhi che una persona HIV-positiva con carica virale non rilevabile non trasmette il virus, questo richiede aderenza costante alla terapia e non protegge da altre infezioni sessualmente trasmissibili (UNAIDS, 2022).
Ma cosa significa U=U?
U=U significa che una persona con HIV che ha una carica virale stabilmente non rilevabile (<50 copie/ml) non può trasmettere il virus attraverso rapporti sessuali. U=U è un concetto fondamentale nella prevenzione dell’HIV.
Ciò ha importanti conseguenze pratiche, come la possibilità di non usare il profilattico in una coppia sierodiscordante. Contribuisce a ridurre lo stigma legato all’HIV e a migliorare la qualità della vita delle persone sieropositive.
Tuttavia, non significa che l’HIV sia “guarito” o che si possa interrompere la terapia: la carica virale può risalire rapidamente se il trattamento viene sospeso.
Il ruolo della PrEP e i suoi costi
Contrariamente a quanto si pensa, la PrEP è economicamente sostenibile:
- Costo medio annuale della PrEP (con farmaci generici): circa 300-500 euro.
- Costo annuale di una terapia ART per HIV-positivi: oltre 10.000 euro, senza contare i costi aggiuntivi per monitoraggi e gestione delle complicanze (ECDC, HIV and PrEP Europe Report, 2023).
La PrEP non è inclusa nei LEA nazionali (Livelli Essenziali di Assistenza), quindi il Ministero della Salute non obbliga a fornirla gratuitamente. Regioni come Lazio ed Emilia-Romagna – storicamente sono le regioni più progressiste in ambito sanitario, hanno sviluppato politiche forti sulla prevenzione, sui diritti LGBTQIA+, e sul trattamento precoce delle infezioni scegliendo autonomamente di finanziare la PrEP tramite fondi regionali extra-LEA, riconoscendone il valore strategico.
Investire nella distribuzione gratuita della PrEP, come avviene in Regioni italiane come il Lazio e l’Emilia-Romagna, è una scelta sanitaria ed economica intelligente (Delibera Regione Lazio n.1022/202, Delibera Regione Emilia-Romagna n. 1966/2021, ISS, HIV/AIDS Report 2022.).
PrEP intermittente e rischio di MST
La modalità on-demand della PrEP (secondo lo schema 2+1+1) ha aumentato la flessibilità per chi ha rapporti sessuali meno frequenti (Studio IPERGAY, Molina JM et al., NEJM 2015).
Tuttavia, studi come il PROUD Study (McCormack et al., Lancet 2016) segnalano che:
- L’uso della PrEP può portare a una riduzione dell’uso del preservativo,
- E a un conseguente aumento di MST (Gonorrea, Clamidia, Sifilide, infezione da Hpv, Epatiti, etc…).
- Il preservativo rimane uno strumento fondamentale di prevenzione.
Quali sono i rischi dell’uso prolungato della PrEP in una persona sieronegativa?
In generale, la PrEP (principalmente i farmaci tenofovir disoproxil fumarato e emtricitabina) è considerata molto sicura anche per usi prolungati.
Tuttavia, come ogni farmaco, l’uso a lungo termine non è privo di rischi, e richiede monitoraggio medico regolare.
Ecco i principali effetti collaterali e rischi noti:
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Tossicità renale (nefrotossicità)
Il tenofovir può causare alterazioni della funzione renale, anche se nella maggior parte dei casi sono lievi e reversibili.
Raramente, può portare a:
- Riduzione della velocità di filtrazione glomerulare (GFR),
- Proteinuria (presenza di proteine nelle urine),
- Danni a lungo termine nei soggetti predisposti.
Per questo motivo, chi assume PrEP deve fare controlli periodici della funzione renale (creatinina, clearance della creatinina) ogni 6-12 mesi. (Fonte: WHO, Consolidated HIV Prevention Guidelines, 2022; CDC, PrEP Clinical Guidelines, 2021)
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Riduzione della densità minerale ossea (osteopenia/osteoporosi)
Alcuni studi hanno osservato che il tenofovir può provocare una lieve perdita di densità ossea durante il trattamento prolungato.
In genere:
- La perdita è modesta (1-2%),
- Non aumenta il rischio clinico di fratture nella maggior parte delle persone giovani e sane,
- È reversibile alla sospensione della PrEP.
Controlli consigliati:
- Valutazione ossea (MOC – Mineralometria Ossea Computerizzata) solo nei soggetti a rischio (età avanzata, donne in menopausa, storia familiare di osteoporosi). (Fonte: Mulligan et al., J Infect Dis, 2015; Grant et al., NEJM, 2010)
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Effetti gastrointestinali
Sono i più comuni, soprattutto nei primi mesi di assunzione:
- Nausea,
- Diarrea,
- Dolori addominali.
Solitamente lievi e transitori, raramente richiedono la sospensione della PrEP. (Fonte: CDC, PrEP Clinical Guidelines, 2021)
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Possibili resistenze farmacologiche (se infezione in corso non diagnosticata)
Se una persona inizia la PrEP mentre ha già contratto l’HIV senza saperlo, l’assunzione di soli due farmaci (tenofovir + emtricitabina) può favorire l’emergere di ceppi virali resistenti. Per questo motivo, prima di iniziare la PrEP è obbligatorio un test HIV negativo recente. (Fonte: WHO, HIV Drug Resistance Report, 2021)
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Problemi psicologici/comportamentali indiretti
Alcuni studi suggeriscono che l’uso della PrEP può portare a un senso di invincibilità (“risk compensation“):
- Riduzione dell’uso del preservativo,
- Aumento dei comportamenti sessuali a rischio,
- Maggiore esposizione a MST (gonorrea, clamidia, sifilide, HPV).
Questo effetto non è direttamente biologico, ma comportamentale. (Fonte: ECDC, HIV and PrEP Progress Report, 2023)
E il fenomeno del “bugchasing”?
Alcune testimonianze hanno parlato di giovani MSM che cercavano volontariamente di
contrarre l’HIV.
Tuttavia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità e il Centro Operativo AIDS (COA), non esistono dati epidemiologici solidi che confermino una diffusione ampia di questo comportamento in Italia (ISS, Report HIV/AIDS 2022).
Il fenomeno del “bugchasing” è reale ma estremamente marginale e deve essere affrontato attraverso educazione sanitaria, supporto psicologico e campagne anti-stigma.
In conclusione
La PrEP e la PEP rappresentano strumenti straordinari per la prevenzione dell’HIV.
Ma contrarre l’HIV non è mai una “scorciatoia” sicura o desiderabile: l’infezione richiede una gestione complessa, impegna la persona per tutta la vita e comporta rischi per la salute globale.
La vera libertà sessuale nasce da una prevenzione consapevole e da scelte informate.
Fonti principali:
World Health Organization, Consolidated guidelines on HIV prevention (2022)
Istituto Superiore di Sanità, Aggiornamento HIV/AIDS Italia 2022
Molina JM et al., NEJM, 2015 – Studio IPERGAY
McCormack S et al., Lancet, 2016 – Studio PROUD
UNAIDS, U=U campaign materials (2022)
European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), HIV and PrEP Europe Report 2023
Centers for Disease Control and Prevention (CDC), PEP Basics (2023)





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