Introduzione
In questa coinvolgente intervista, abbiamo avuto il piacere di dialogare con Kappa Shibari, che ha condiviso la sua visione, consigli e approfondimenti sul mondo delle corde, offrendo spunti preziosi per chi è alle prime armi e per chi vuole migliorarsi.
Cos’è lo Shibari?
Alla domanda su come descriverebbe lo Shibari a chi non lo conosce, Kappa risponde con parole profonde e poetiche:
“È un’arte antica e complessa, soprattutto per la comunicazione. La tecnica si affina, certo, ma la connessione deve venire da dentro. È una pratica che spazia dall’essere dolce all’essere molto dura.”
“Le corde sono lo strumento. Attraverso le corde si creano connessioni emotive e una cessione di potere. A livello emotivo, è una delle pratiche più intense, mentre a livello personale è tutto: vita, arte, improvvisazione.”
Lo Shibari, quindi, non è solo un insieme di nodi e corde. È un linguaggio non verbale, fatto di connessioni emotive e scambio di energia. Le corde diventano il mezzo attraverso cui si esprimono fiducia, potere, emozioni e creatività.

Dall’inizio alla maestria: la storia di Kappa
La passione di Kappa per lo Shibari è nata quasi per gioco, come racconta:
“Come tutte le passioni, si inizia per scherzo, per gioco, perché è una cosa che piace. Io mi sono avvicinato alle corde senza saper nulla, ma è diventato un percorso serio.”
All’epoca non c’erano scuole o workshop, così Kappa si è formato attraverso studio e tanta pratica.
Parlando di stile , spiega, che ogni stile è personale, perché chi lega deve saper adattare lo Shibari alla propria espressività e a quella del partner:
“Nello Shibari, ciò che conta è creare un legame unico e rispettoso, come un dialogo continuo attraverso le corde.”
Alla Domanda: “Quali consigli daresti a chi si avvicina per la prima volta allo Shibari?”
Kappa ha risposto con fermezza:
“Studiare e non improvvisare: questo è il consiglio fondamentale. All’inizio, magari i progressi sembrano pochi, ma con il tempo la curva di apprendimento diventa esponenziale. È importante non affidarsi solo a video online: YouTube può essere uno spunto, ma non può sostituire un insegnamento strutturato.”
Un altro suggerimento riguarda la scelta del maestro:
“Non scegliete dove andare a imparare basandovi solo sulla logistica. Cercate chi vi trasmette qualcosa di più vicino al vostro carattere e ai vostri obiettivi. All’inizio ci si affida a una persona, è naturale. Ma poi bisogna esplorare e differenziare le lezioni, portando a casa qualcosa da ogni workshop o maestro. Ogni rigger ha il proprio stile, e ciò che impari lo trasformi secondo la tua personalità. L’importante è non fermarsi mai e continuare a crescere.”
La comunicazione: il cuore dello Shibari
Uno degli argomenti centrali trattati durante l’intervista è l’importanza della comunicazione nella pratica dello Shibari. Kappa Shibari sottolinea come essa avvenga su più livelli:
“La comunicazione verbale è fondamentale prima di una sessione, per capire limiti fisici ed emotivi. Ma durante lo Shibari, la comunicazione non verbale diventa predominante. Ogni sguardo, ogni respiro, ogni movimento del corpo racconta qualcosa.”
Questa attenzione alla comunicazione non verbale richiede sensibilità e padronanza, perché permette al rigger di leggere le reazioni della persona legata (bunny) e adattarsi a esse.
“Leggere il corpo è essenziale. Se non sai farlo, diventa un esercizio tecnico e basta. Ma se riesci a leggere ogni dettaglio, lo Shibari diventa un dialogo.”
Ribadisce Kappa che lo Shibari è un viaggio che si fa in due:
“Lo Shibari è un flusso continuo. Non è solo il rigger a guidare, ma anche chi è legato contribuisce con le sue reazioni. È un dialogo che coinvolge entrambi e che non smette mai di evolversi.”
Emozioni intense e improvvisazione
Lo Shibari, spiega Kappa, è un’esperienza emotivamente potente sia per chi lega che per chi è legato. Le emozioni possono variare enormemente: dal pianto liberatorio al
la gioia, passando per stati di profonda tranquillità o eccitazione.
“Le emozioni sono le più disparate. C’è chi piange, chi ride, chi si sente volare. Io parto con un’idea, ma poi è l’improvvisazione a guidarmi. Il corpo reagisce, la corda segue, e tutto diventa un flusso naturale.”
Definisce, quindi, lo Shibari come un balletto improvvisato, dove tecnica ed emozione si fondono in un dialogo unico.
La dominazione e la cessione del potere
Un tema molto sentito riguarda la natura della cessione del potere. Un utente ha chiesto se chi pratica lo Shibari avverta una sensazione di dominazione. La risposta di Kappa è chiara e riflessiva:
“Lo Shibari è cessione totale di potere. Quando dico di affidarsi, significa cedere completamente il controllo a chi sta legando. Quindi sì… domino, che siano corde dolci o cattive.”
Questa riflessione sottolinea l’importanza della fiducia e del rispetto reciproco tra chi lega (il/la rigger) e chi viene legato (il/la bunny).
Sicurezza e consapevolezza
Un altro tema cruciale toccato nell’intervista è la sicurezza. Kappa Shibari è chiaro:
“Il rischio più grande è sopravvalutare sé stessi. Serve studio, tecnica e la capacità di leggere ogni situazione. Non è una pratica senza rischi, ma con la giusta preparazione possono essere minimizzati.”
Oltre alla preparazione tecnica, Kappa consiglia di confrontarsi con esperti medici per comprendere come le legature possano influire sul corpo umano.
Tra i maggiori rischi di questa pratica sicuramente c’è la possibilità di danneggiare alcuni nervi e compromettere la mobilità del/la bunny. I nervi più a rischio sono nelle braccia e sono il radiale e l’ulnare.
A terra o sospensioni?
Nonostante le sospensioni siano spesso l’aspetto più visibile e spettacolare dello Shibari, Kappa chiarisce che non ne rappresentano l’essenza:
“Le sospensioni sono solo una piccola parte. Le legature a terra possono essere ancora più intense, perché mantieni sempre il contatto con la persona legata.”
Questo contatto fisico ed emotivo diventa fondamentale per creare un’atmosfera di fiducia e connessione. Quando sospendi qualcuno, inevitabilmente l’attenzione è rivolta anche alle linee di sospensione e ti “allontana”.
I progetti futuri di Kappa Shibari
L’intervista si è conclusa con un’anticipazione sui progetti futuri di Kappa, che con entusiasmo ha parlato di una grande iniziativa in arrivo:
“Sto lavorando all’apertura di un centro di aggregazione, un nuovo spazio più funzionale dove si terranno workshop e incontri. Vorrei creare un punto di riferimento per chi si approccia al mondo delle corde, con una scuola completa e accessibile.”
Un progetto tanto bello quanto ambizioso che dimostra quanto lo Shibari sia una passione e una missione per Kappa.
Il punto di vista del/la bunny: un viaggio di fiducia
Durante il dibattito, è intervenuta anche Ecoineus ( schiava di Kappa ), offrendo una prospettiva fondamentale: quella del/la bunny, la persona legata. Per Ecoineus, lo Shibari è un viaggio mentale ed emotivo:
“È un viaggio a senso unico, sempre in crescita. Mi abbandono al rigger e alla sua guida. La complicità tra rigger e bunny è fondamentale.”
Quando le è stato chiesto se ogni sessione fosse uguale, Ecoineus ha risposto:
“Assolutamente no. Ogni sessione è diversa. Il rigger non lega mai allo stesso modo e ogni volta le emozioni cambiano.”
La preparazione mentale e fisica è altrettanto importante. Ecoineus consiglia stretching preventivo per i muscoli e una totale fiducia nel rigger, consapevole che il legame è costruito a due mani.

Gestire il dolore e le difficoltà
Il tema del dolore è emerso naturalmente durante la discussione. Per molte bunny, il dolore non è solo fisico ma anche un mezzo per esplorare emozioni profonde. Come ha detto Ecoineus:
“Il dolore si trasforma in piacere con il tempo. È la comunicazione con il rigger che aiuta ad affrontarlo.”
Anche la gestione dei disagi è fondamentale, e Ecoineus ha condiviso la sua crescita:
“All’inizio avevo paura di segnalare un problema, ma ho imparato a farlo. Non si deve avere timore di interrompere una sessione se qualcosa non va.”
“Tra rigger e bunny, il linguaggio del corpo, il respiro e le sensazioni creano un flusso bidirezionale di emozioni”.
L’intervista a Kappa Shibari e il confronto con Ecoineus hanno dipinto lo Shibari come un viaggio condiviso, fatto di tecnica, fiducia e comunicazione. È un’arte che richiede rispetto e studio costante, ma che può regalare emozioni uniche a chi la pratica.
“Lo Shibari è uno scambio di emozioni e sensazioni. È un dialogo che non smette mai di evolversi. Ogni nodo, ogni corda, ogni sguardo racconta qualcosa di unico.”
Con questo confronto, l’intervista si è chiusa lasciando spazio a domande aperte e riflessioni da parte del pubblico. Lo Shibari, come raccontato da Kappa e Ecoineus, è un mondo che unisce corpo, mente e cuore, unendo chi lega e chi è legato in un balletto di emozioni.
Il Dibattito e Le Domande dal Pubblico

Dopo l’intervista, il dibattito ha aperto uno spazio di condivisione e domande. Alcuni punti salienti:
- La Respirazione
La respirazione è stata evidenziata come elemento fondamentale per la bunny, aiutando a gestire il corpo, il dolore e la mente durante la sessione. E’ fondamentale per il rigger saper ascoltare e guidare la respirazione della bunny
- La Tecnica per Principianti
La domanda su dove iniziare ha ricevuto una risposta chiara:
“Non partire con legature troppo complesse. Servono competenza e sicurezza. La base di partenza sono due nodi: il single column tie e il double column tie. Dopo di che bisogna capire ed esercitarsi con le frizioni e le tensioni. Alcune legature iconiche come il TK ( Takate Kote ) possono sembrare semplici e molti, sbagliando, iniziano con quelle ma richiedono una grande padronanza delle tensioni e nascondono molto rischi.”
“Se vuoi esercitarti con i nodi base, ti basta un manichino o persino una sedia. Per capire la tensione, è essenziale allenarsi continuamente, osservare i segni che le corde lasciano sulla pelle e imparare a leggere il corpo di chi viene legato. Non c’è un modo unico o perfetto per farlo, ma bisogna sempre sapere cosa si sta facendo.”
- Le Emozioni e il fattore ” terapeutico”
È emerso come lo Shibari possa avere un effetto quasi terapeutico:
“Dopo giornate intense, il benessere che mi dà mi rigenera completamente.”
Lo Shibari non è una cura, ma può sicuramente aiutare a ritrovare benessere e a gestire stati di ansia come hanno condiviso alcune utenti durante il dibattito raccontando la loro esperienza personale.
Manutenzione delle corde: come ci si prende cura ? come si trattano ?
Durante il dibattito post-intervista, una domanda inevitabile ha acceso la discussione: come si trattano e si curano le corde utilizzate per lo Shibari? La risposta di Kappa Shibari è stata chiara e ricca di dettagli pratici.
“Le corde nuove al 99% avranno un cattivo odore, soprattutto se si tratta di canapa o iuta, perché sono trattate
con oli industriali per la filatura. Personalmente, sconsiglio vivamente di bollirle o lavarle in acqua: questo procedimento riduce la resistenza della fibra naturale. Si rischia di rovinarle inutilmente.”
“Cosa faccio io? È una procedura semplice ma richiede attenzione: le friziono a mano per eliminare residui, le passo in forno a una temperatura di circa 120-150 gradi per un paio di minuti. Ripeto l’operazione finché non sono soddisfatto, ma mai troppo a lungo per evitare di indebolire le corde. Dopo il forno, le pulisco con un panno bianco, per togliere polvere o residui, e le massaggio con un olio di jojoba naturale. Questo olio mantiene la flessibilità della fibra e la rende piacevole al tatto.”
A questo punto qualcuno ha chiesto: “Ma se le corde vengono usate spesso o si indeboliscono?”
Kappa ha risposto con un sorriso:
“Può capitare di doverle ritensionare, rifilarle se qualche trefolo è saltato, e magari ripassarle con un po’ di cera e/o olio di jojoba se necessario. La manutenzione non finisce mai, è un processo continuo, proprio come l’apprendimento.”
Consigli finali sulla scelta delle corde
Per chi si avvicina per la prima volta, Kappa ha aggiunto una nota utile sulla scelta delle corde:
“Le corde più adatte per iniziare sono quelle di diametro medio, 5 o 6 millimetri. Le più piccole possono sembrare pratiche, ma per chi è alle prime armi possono risultare più difficili da controllare, soprattutto per le tensioni e la stabilità. E ricordate: seta e cotone non vanno bene per nodi stabili, sono troppo elastiche e perdono facilmente la tensione. La scelta migliore ricade sulla iuta asanawa”
Questi consigli, ricchi di esperienza e praticità, hanno chiuso il dibattito con un invito all’apprendimento continuo: “Non si smette mai di studiare. Anche dopo anni, ci sarà sempre qualcosa da imparare dalle corde.”
Conclusione
L’intervista con Kappa Shibari e il successivo dibattito hanno offerto un’immersione profonda nel mondo dello Shibari. Tra emozioni, tecnica e sicurezza, questa pratica si rivela essere un viaggio intimo e trasformativo, sia per chi lega che per chi viene legato.
Se anche tu vuoi iniziare questo percorso, il consiglio è chiaro: studia, impara dalle esperienze e soprattutto comunica.






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